Contempurbanizzazione: riqualificazione del tempo come riqualificazione dello spazio
Una delle maggiori questioni del nostro tempo riguarda la relazione fra la contemporaneità e il tempo. Un ottimo articolo uscito per la rivista di Urbanistica ci fa guardare al come possiamo coniugare queste due problematiche. Una città che vive il tempo reale, ha bisogno di Temporary Urbanism, così come richiama il titolo dell'articolo: Promuovere l'azione tattica. La temporaneità nella pratica urbanistica. L'articolo si propone di affrontare la teoria dell'azione urbanistica in merito alla riqualificazione dei territori abbandonati o dismessi. A fondamento di questo c'è l'idea di riappropriarci degli spazi della nostra città che sono ridotti all'abbandono e che contribuiscono al degrado urbano. Si tratta, dunque, di passare da un tempo reale che ci vede iperconnessi in spazi diversificati attraverso il web, ad uno tempo che potremmo definire contemporaneo, ovvero un tempo in cui viviamo il luogo in cui siamo. La contemporaneità non viene intesa come sincronizzazione di movimenti o come attimo che perennemente fugge, ma come vivere il tempo nello spazio dell'adesso, quindi nella propria città. E vivere il tempo nella città vuol dire anche vivere il tempo per la città, riprendersi il proprio tempo per riprendersi i propri spazi. Per cui ad una riqualificazione del tempo contemporaneo corrisponderebbe una riqualificazione dello spazio abitabile. Per questo parliamo di contempurbanizzazione ovvero vivere la propria città nel tempo e nello spazio del mio presente, focalizzandoci su quelle strutture che dal contribuire al degrado potrebbero diventare opportunità di riqualificazione. Leggiamo:
L'espressione Temporary Urbanism è stata inizialmente applicata per descrivere l'uso ad interim di spazi residuali, frequente in contesi soggetti a forti mutamenti socio-economici. Nell'interpretazione prevalente, almeno in ambito europeo (Bishop, Williams 2012, Oswald et al. 2013), l'uso temporaneo si affermerebbe come intervento "tattico" di modificazione dell'habitat, laddove i processi di deindustrializzazione e contrazione demografica determinano una sovrabbondanza di aree marginali e di vuoti urbani, prive di destinazioni d'uso definite. Numerosi autori riconoscono come fonte ispiratrice di tali azioni le esperienze del Movimento Situazionista, oltre ad opere come Right to the City e The Open City, che, in conflitto con l'approccio deterministico della pianificazione, rivendicano un ruolo attivo dei cittadini nel dare forma, significato e visibilità all'ambiente urbano. Su questa linea, la nozione di tactical urbanism fa riferimento all'accezione di "tattica" proposta dal sociologo Michel de Certau come "procedure che valgono grazie alla pertinenze che conferiscono al tempo, alle circostanze che l'istante preciso di un intervento trasforma in situazione favorevole" (1980: 75). La tattica, come "arte del debole che opera nello spazio altrui per tirarne fuori le potenzialità" (ibidem), è qui vista come alternativa, talvolta sovversiva, alla "strategia" - appannaggio esclusivo del livello istituzionale - in cui si esprime la "manipolazione delle relazioni di forza" in uno spazio determinato (Ivi, p. 5-6). A. Rizzo - M. Scamporrino - F. Alberti, Promuovere l'azione tattica. La temporaneità nella pratica urbanistica, Urbanisitica, 157 (LXVII), INU Edizioni, p. 16.
La tattica urbana ha assunto, fino a questo momento, ben quattro forme. La prima forma è la Guerilla Gardening ovvero l'occupazione di aree dismesse senza autorizzazioni o permessi; è una occupazione totalmente spontanea e del basso che rasenta la legalità se non cade proprio nella illegalità. La seconda forma è detto Park(ing) Days ovvero la trasformazione della destinazione d'uso di aree preesistenti; si tratterebbe, dunque, di trasformare un parcheggio in un parco giochi solo per un certo periodo di tempo e non in maniera definitiva. La terza trasformazione propone una collaborazione fra le associazioni e l'amministrazione comunale in prospettiva di un riassetto generale della pianificazione urbana; si tratterebbe di una partnership dinamica fra l'alto e il basso, fra associazioni e amministrazioni per un profilo più generale e ad ampio raggio della riqualificazione urbana che può interessare tutta la città oppure solo alcuni quartieri. La quarta forma è la riqualificazione di singoli edifici da parte di associazioni che chiedono all'amministrazione comunale di svolgere le loro azioni; è un processo più frequente in cui cooperative e associazioni varie organizzano eventi culturali o di interesse generale per rivalutare edifici abbandonati che, tuttavia, si prestano ad un approccio tattico.
Le quattro forme tattiche di riqualificazione urbana hanno sempre, in vari gradi, la relazione fra l'amministrazione comunale e le associazioni presenti sul territorio. Maggiore è la collaborazione fra questi due piani, minore è il rischio dello spontaneismo in favore di una pianificazione urbana che possa avere risultati più duraturi e ad ampio raggio. Infatti, la collaborazione fra i due piani, da una parte può sviluppare una partecipazione sempre più attiva dei cittadini alla pianificazione urbana, mentre dall'altra può prospettare una visione politica con un orizzonte più ampio e aperto. La contempurbanizzazione ha bisogno di questo duplice livello di collaborazione per far sì che la riqualificazione del tempo e dello spazio diventi anche una riqualificazione politica e sociale, senza demandare tutto all'amministrazione comunale di cui troppo spesso ci lamentiamo. Inoltre, l'approccio contemporaneo alla città diventa anche un approccio contemporaneo alla politica in cui i centri di potere vengono costantemente controllati e stimolati dal basso in un progetto comune che si chiama, appunto, città. In questo modo, anche la politica potrà avere un volto più umano e sempre meno burocratico, spingendo tutti a parlare un linguaggio che sia più politico e meno amministrativo. Tuttavia, anche se le norme sulla flessibilità urbana sembrano ancora difficili da applicare, ciò che ci può maggiormente interessare è questo approccio nuovo di partecipazione urbana. Inoltre, notiamo come una sempre minore partecipazione alla vita della città e alla sua riqualificazione spinge allo spontaneismo per quanto riguarda i movimenti dal basso e una sempre maggiore distanza dell'amministrazione dai bisogni reali dei cittadini per prestarsi sempre più alle discipline del mercato edilizio. Più demandiamo, più altri interessi prenderanno lo spazio urbano mentre i cittadini occuperanno lo spazio piuttosto che rivitalizzarlo. Ecco perchè la collaborazione tattica riguarda maggiormente le destinazioni d'uso degli spazi. Leggiamo:
Quanto alle destinazioni d'uso saranno ovviamente da privilegiare attività socio-culturali o artistiche, spazi espositivi, ricreativi e associativi, start-up; co-working; mercatini, o qualsiasi attività di promozione sociale, culturale, artistica, artigianale ed economica, che assicuri il presidio dei luoghi abbandonati e favorisca la partecipazione dei cittadini; ma potranno anche essere ammessi, se compatibili con il contesto, usi diversi: dai parcheggi - un servizio in aree spesso carenti di posti auto a rotazione può essere offerto su sedimi inutilizzati, riducendo al minimo le opere d'infrastrutturazione -, agli esercizi di somministrazione/ristorazione. Un esempio di questo genere è il ruins pub, divenuto uno dei maggiori richiami alla vita notturna di Budapest: bar, caffè, bistrot, talvolta associati ad altre attività quali rivendite di biciclette usate, gallerie d'arte, ecc., realizzati usando spazi interni o cortili di immobili abbandonati. Da vietare tassativamente, invece, ogni forma di residenza. Ibidem, p. 18.
Si tratta, così, di una riqualificazione come cambiamento di prospettiva, come capacità di ripensare il proprio tempo e lo spazio comune, attraverso dinamiche che vanno dalla spontaneità dello spazio abitativo alla produzione di cultura, passando anche per la creazione di situazioni economiche fra cui mercatini ecc. Vivere la contemporaneità ci porta ad una prospettiva nuova di spazio e tempo in cui non abbiamo solo il nostro tempo e il nostro spazio ma uno spazio condiviso e condivisibile dall'amministrazione comunale e dai bisogni dei cittadini stessi. Vivere la contemporaneità vorrà dire rivivere la comunità.



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