Pavel Florenskij, un avvenimento umano e intellettuale 1. La mancanza costitutiva della vita e del pensiero
Se seguiamo l’intuizione di Bulgakov, il quale affermò che
la vita di Florenskij é un’opera d’arte, vuol dire che descrivere la sua vita
significa anche ripercorrerne il pensiero. Infatti, la biografia di Florenskij é
intessuta nel suo pensiero e il suo pensiero emerge dalla sua stessa vita.
Infatti, sembra allo stesso tempo tragico e provvidenziale che sia la sua opera
che la sua vita non abbiano avuto un destino facile, dal momento che entrambe
riflettono il dramma della interruzione e dell’oblio. Come la vita di
Florenskij é finita in maniera tragica, nell’inferno del gulag delle Solovki,
così anche il suo pensiero patisce di questa sua dimensione tragica nella sua
incompiutezza. Inoltre, é curioso notare come Florenskij stesso, nella sua
biografia scritta per l’Enciclopedia
universale russa, si sia definito come un ricercatore piuttosto che come un
pensatore sistematico.
Florenskij assunse a scopo della propria vita l’apertura di
nuove vie per una futura e globale visione del mondo. In questo senso può
essere definito un filosofo. In netto contrasto con i procedimenti e i fini del
pensiero filosofico coevo, però, egli prende le distanze delle costruzioni
astratte e della trattazione esaustiva dei problemi secondo schemi
precostituiti. In tal senso egli va considerato un ricercatore. Per cui le
prospettive più ampie sono sempre collegate all’analisi concreta e
coerentemente impostata di aspetti singoli, se non specialistici.[1]
Leggendo la vita di Florenskij in questa prospettiva non
solo di discontinuità ma anche di continua ricerca, possiamo riconoscere non
solo come pensiero e vita in lui sia inscindibilmente uniti, ma come anche sia
il pensiero sia la sua vita siano strutturalmente mancanti. Una mancanza che
non toglie nulla alla sua ricchezza intellettuale, ma pone il suo pensiero
sullo spartiacque fra il visibile e l’invisibile, sulla cresta fra la mancanza
e l’apertura, fra il segno e il simbolo. ed é questa mancanza che non diviene
limite nella vita e nel pensiero, ma nuova ermeneutica della vita e del
pensiero stesso. Ma questo vale sia per la vita di Florenskij come per la vita
di ciascuno di noi, dove il margine della fine apre ad una nuova vita. Per
questo, ciò a cui desideriamo guardare ora é l’inscindibile legame della vita e
del pensiero di Florenskij attraverso diverse prospettive.
[1] P. A. Florenskij, Avtoreferat, in Id., Il
simbolo e la forma. Scritti di filosofia della scienza, Bollati
Boringhieri, Torino 2007, p. 5.


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