Gli animali: compagni della redenzione




Guardando alla pittura rinascimentale, William J. Scheick, nell’ultimo numero di Logoi.ph, guarda alla relazione che sussiste fra l’evento e gli animali. Ripercorrendo alcune opere dell’arte pittorica rinascimentale, dunque, possiamo notare come cambia la concezione dell’animale come colui che partecipa, accentua, ricalca l’evento. Scheick inizia con il dire che il pensiero rinascimentale proviene dalla visione aristotelico-scolastica della natura. Siamo, quindi, in una prospettiva gerarchicamente organizzata fra i vegetali, gli animali e gli esseri umani. I primi hanno solo una facoltà vegetativa, mentre i secondi hanno un’anima più elevata dei vegetali in quanto possono partecipare all’anima sensibile, il che significa che sono dotati di movimento, di forza vitale, di appetito. Infine, l’anima più alta è quella umana, la quale racchiude in sé tutte le altre. L’anima umana, infatti, appartiene e partecipa all’essere razionale ed è questo che caratterizza maggiormente l’essere umano. Oltre l’anima razionale, l’essere umano ha anche un’anima spirituale che lo mette in relazione con il mondo angelico, il quale ha anch’esso un’anima spirituale. In questa visione gerarchicamente organizzata, al primo posto abbiamo gli angeli, poi gli esseri umani, poi gli animali e, infine, i vegetali. Se teniamo presente questa gerarchia, possiamo notare come nell’arte rinascimentale, seppur gli animali possiedano un grado inferiore agli esseri umani, essi siano comunque partecipi dell’evento raccontato nell’opera. Scrive Scheick:
Ci sono occorrenze nell’arte rinascimentale, come L’angelo che lascia la famiglia di Tobia (1618) di Pieter Lastman, in cui gli animali sono raffigurati nei termini di questa considerazione prevalente su di loro. In queste occorrenze, gli animali – in quanto creature necessariamente limitate al regno fisico – non dimostrano alcuna consapevolezza dell’evento sovrannaturale che avviene alla loro presenza. Allo stesso modo vi sono sviluppi controriformistici, in questa rappresentazione degli animali. Nella incisione di Raphael Sadeler San Francesco nella sua cella consolato da una musica angelica (primi del ‘600) nessuno degli animali, compreso il mite agnello della iconografia francescana, nota l’angelo, con lo strumento a corde. Ma questo animale, nell’angolo in basso a destra dell’incisione, potenzialmente dirige il nostro sguardo verso il santo supino stigmatizzato, sul quale i nostri occhi probabilmente si concentreranno.[1]
L’animale, dunque, subisce un leggere ma percettibile cambiamento nella iconografia del rinascimento con il passaggio della Riforma e della Controriforma. Molto probabilmente per dare una centralità maggiore all’avvenimento che si sta compiendo, gli animali vengono interpretati come partecipi dell’opera e, soprattutto, tendono all’accentramento del Santo-soggetto in ciò che sta avvenendo. Ancora di più, accade nei dipinti successivi, che le raffigurazioni degli animali diventino sempre più compagne di strada della narrazione che interroga gli esseri umani. Man mano che Scheick procede nella rivisitazione delle opere, ecco che notiamo sempre con maggiore efficacia che gli animali diventano co-partecipi della visione soprannaturale del santo in questione. Gli animali, dunque, sembra che si risveglino dal loro lungo sonno di anima animale, per essere inglobati anche loro nel progetto divino. Per questo motivo, abbiamo nelle tele che ritraggono il momento dell’annunciazione ritroviamo un cane o un uccellino vicino Maria, oppure durante il sogno di un santo c’è un cane che dorme, oppure nel momento della illuminazione di san Paolo il cavallo diviene simbolo delle passioni selvagge a cui l’Apostolo abdica. Gli animali, dunque, non costituiscono più solo un mondo a parte separato dall’essere umano ma entrano nell’avvenimento dell’essere umano, in ciò che di più straordinario ci possa essere. Leggiamo in Scheick:
Se ripercorriamo la strada della significazione ufficiale, notiamo il fatto oscurato che le creature che sono dette essere interamente ristrette alla sensazione naturale e agli impulsi naturali hanno (in qualche modo) risposto alle visitazioni sovra-sensoriali come se possedessero le alte capacità spirituali dell’anima razionale umana. Come agenti delle intenzioni ufficiali estetiche e dottrinali che danno forma a queste figure, come “puntatori spaziali” all’interno delle rispettive scene, queste creature (come gli animali parlanti della Vigilia di Natale) ufficiosamente e inspiegabilmente acquisiscono proprietà umane. È notevole, a questo proposito, osservare (così come possiamo fare con il cane di sant’Agostino, l’agnello di Santa Coletta, il cane e il gatto di Maria) come spesso questi animali mostrino una posizione e una risposta emozionale parallela a quelle dei santi paralizzati nelle stesse raffigurazioni.[2]
Se per la dottrina ufficiale, gli animali sono ancora un gradino sotto a quello degli esseri umani, nulla vieta ai pittori di ritrarre anche loro nelle percezioni divine dei santi, nelle visioni mistiche. Questo ci rivela una doppia conseguenza. Da una parte, infatti, gli animali si rivelano essere dei compagni di strada dell’essere umano, non semplicemente posti su un gradino inferiore; questo implica che le visioni mistiche sono qualcosa di molto quotidiano e che inglobano in sé anche la quotidianità dei santi. Dall’altra parte, invece, ponendoci dal punto di vista di Dio, possiamo notare come le visioni mistiche conservino sempre e comunque l’essenza della chiamata divina all’integrità e alla completezza. Dove l’integrità indica una chiamata a tutta la persona, mentre la completezza indica tutto l’universo che appartiene a quella persona, compresa anche gli animali. La redenzione, dunque, non sarà solo per gli uomini e le donne ma, come ricorda anche Paolo: tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto (Rm 8,22). Queste opere, dunque, ci testimoniano come la salvezza non sia aperta solo a pochi uomini, ma a tutta la creazione, dagli uomini fino alle piante. E gli animali, già oggi, costituiscono la nostra compagnia quotidiana. In attesa della redenzione.


[1] W. J. Scheick, La testimonianza animale nell’arte rinascimentale, in Esseri animali, esseri umani, Logoi.ph, IV(12/2018), p. 39-40.
[2] Ivi, p. 47.

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